C’è qualcosa di strano e affascinante nel parlare con un’intelligenza artificiale. Usi parole semplici, ma quello che ottieni indietro può sembrare magia. O un errore. O entrambe le cose.

Nel 2025, i chatbot sono diventati normali quanto i motori di ricerca. Ma saperli usare davvero è tutta un’altra storia. Non basta scrivere “fammi un riassunto” o “creami un logo” — serve precisione, contesto, struttura.

È qui che entra in gioco la prompt engineering: l’arte (e la tecnica) di parlare alle AI in modo che capiscano esattamente quello che vuoi. Non è un trucco. È progettazione linguistica, fatta con intenzione.

Che Cos’è la Prompt Engineering Alchemica

La chiamiamo “alchemica” perché parte da parole grezze e le trasforma in qualcosa di utile, chiaro, potente. Come l’alchimia, prende elementi semplici — frasi, comandi, domande — e li rimodella per ottenere un risultato specifico e spesso sorprendente.

La prompt engineering è la pratica di scrivere input testuali pensati per guidare il comportamento di modelli linguistici (come ChatGPT). È come scrivere istruzioni per un interprete che non ha contesto, ma ha accesso a una quantità infinita di dati.

Non si tratta solo di “fare domande”, ma di progettare l’interazione. Cambiare una parola, aggiungere un esempio, specificare il tono: ogni dettaglio può alterare radicalmente l’output. È un lavoro di fino, quasi artigianale.

5 Passi per Fare la Differenza con i Prompt

1. Identifica lo Scopo e il Tono

Ogni prompt parte da una decisione: cosa deve fare il modello. Se l’obiettivo è informativo, serve chiarezza e ordine; se è creativo, meglio lasciare spazio all’interpretazione; se è persuasivo, contano struttura, ritmo e scelta delle parole.

Il tono cambia la percezione del risultato. Un linguaggio tecnico porta risposte più analitiche, uno amichevole genera testi più accessibili. Specificare il tono nel prompt (“scrivi in modo formale”, “usa un registro ironico”) riduce l’ambiguità.

2. Raffina la Scelta dei Termini

Le parole usate nel prompt influenzano direttamente il tipo di risposta. Termini generici producono output vaghi; termini specifici attivano conoscenze più precise.

Un prompt come “scrivi un’introduzione” è troppo aperto. “Scrivi un’introduzione di 3 righe per un post su LinkedIn rivolto a giovani designer freelance” fornisce indicazioni più chiare.

3. Usa Catene di Pensiero

Una Chain of Thought è una sequenza logica di passaggi che guida il modello nella risoluzione di un problema. Invece di chiedere direttamente una risposta, si chiede di spiegare il ragionamento passo dopo passo.

Ad esempio: “Prima analizza il problema, poi elenca tre possibili approcci, infine scegli il più adatto spiegando il perché.” Questo tipo di struttura aiuta a evitare risposte superficiali o incoerenti.

4. Sperimenta e Rivedi

I prompt non funzionano sempre al primo colpo. Cambiare una virgola può migliorare la precisione. L’interazione con il modello è iterativa: si testa, si osserva il risultato, si modifica.

Tenere traccia delle versioni provate aiuta a capire cosa funziona. Anche minimi aggiustamenti — come aggiungere un esempio o riformulare una domanda — possono migliorare la coerenza dell’output.

5. Aggiungi Contesto Mirato

Un prompt senza contesto è come una domanda fatta nel vuoto. Specificare cosa si sta cercando, per chi, in quale formato, riduce le possibilità di fraintendimenti.

Adattare il contenuto al settore è utile. “Genera una lezione introduttiva sulla fotosintesi per studenti delle medie” oppure “Sviluppa una headline pubblicitaria per un’app di meditazione” sono prompt con finalità e pubblico ben delineati.

Benefici e Sfide della Prompt Engineering

La prompt engineering consente di ottenere risposte più controllate rispetto a input generici. Specificando il formato, il tono e il contesto, è possibile guidare il modello verso contenuti più rilevanti. Questo riduce la quantità di tentativi necessari per ottenere un output utile.

Un altro vantaggio è la flessibilità creativa: lo stesso modello può rispondere in modi molto diversi a seconda del prompt. Questo permette di esplorare stili, formati e approcci differenti a partire da una singola fonte. I tempi di iterazione sono rapidi: si modifica il prompt, si ottiene subito un nuovo risultato.

I limiti principali riguardano la coerenza e l’affidabilità. Anche con prompt ben strutturati, l’output può contenere errori, semplificazioni e affermazioni non verificate. Il contesto fornito non sempre viene interpretato nel modo previsto.

Alcuni rischi sono legati alla riproduzione di bias presenti nei dati con cui i modelli sono stati addestrati. Questo può emergere in modo sottile, anche in prompt apparentemente neutri. Inoltre, l’uso improprio di prompt può portare a contenuti non etici, manipolativi o fuorvianti.

Gestire questi rischi richiede un approccio iterativo e documentato. È utile testare i prompt su casi limite, confrontare diverse versioni e validare i risultati con fonti esterne. In contesti sensibili, aggiungere istruzioni esplicite per evitare stereotipi o generalizzazioni aiuta a ridurre errori sistematici.

FAQs sulla Prompt Engineering

Che cosa fa davvero un prompt engineer?

Un prompt engineer scrive, testa e ottimizza input testuali destinati a modelli di intelligenza artificiale generativa. Il suo compito è progettare interazioni che producano risposte coerenti, affidabili e adatte al contesto d’uso.

Nella pratica, lavora su prompt per applicazioni diverse: assistenti virtuali, strumenti di scrittura automatica, chatbot per customer service, generazione di codice, contenuti educativi, e altro. Può collaborare con team di prodotto, contenuto o sviluppo per integrare la generative AI nei flussi di lavoro esistenti.

Il lavoro prevede anche la documentazione dei prompt, la creazione di template riutilizzabili e la gestione di dataset di test per valutare la performance del modello. In alcuni casi, include attività di analisi degli output per identificare errori o bias.

È difficile imparare la prompt engineering?

La prompt engineering non richiede background tecnico, ma richiede attenzione al linguaggio, logica e capacità di iterazione. È possibile apprendere i concetti fondamentali in poco tempo, specialmente se si usa regolarmente un modello come ChatGPT, Claude o Gemini.

Esistono risorse gratuite aggiornate: documentazioni ufficiali (come quelle di OpenAI e Anthropic), esempi condivisi in GitHub, prompt library come FlowGPT o PromptHero, e thread didattici su piattaforme come X (ex-Twitter) e Reddit.

La parte iniziale dell’apprendimento è sperimentale. Si osservano le risposte, si modificano i prompt, si testano varianti. Non è richiesta programmazione, ma familiarità con la logica dei modelli linguistici aiuta a migliorare i prompt nel tempo.

Quali strumenti posso usare per automatizzare i prompt?

Per automatizzare l’uso dei prompt esistono strumenti che permettono di salvare, testare e riutilizzare input su larga scala. Alcuni tool no-code includono Zapier, Make e Airtable, che possono integrare modelli AI in flussi automatizzati.

Per prompt più complessi, si usano framework come LangChain o PromptLayer, che permettono di tracciare le modifiche, testare versioni diverse, e analizzare le prestazioni dei prompt. In ambito design e contenuti, strumenti come Notion AI e Writer.com includono funzioni di prompt management.

Altri strumenti utili:
FlowGPT: per esplorare e clonare prompt pubblici
Promptable: per organizzare, testare e versionare prompt
OpenPrompt (per sviluppatori): libreria Python per ricerca e testing su LLM

L’automazione dei prompt è utile in contesti ripetitivi o ad alto volume, come customer support, generazione di report o produzione di contenuti su scala.

Small moves, big shifts: parti da qui

Alchimia, in questo contesto, significa trasformazione attraverso dettagli minimi. Non si tratta di scrivere prompt perfetti, ma di osservare cosa cambia quando si modifica una parola, si aggiunge un vincolo, si introduce una struttura.

Ogni micro-mossa nel testo ha un impatto diretto sull’output. La qualità dell’interazione con un modello linguistico dipende dalla precisione di ciò che si scrive prima dell’invio. Nessuna formula segreta, solo iterazione consapevole.

Lavorare con i prompt nel 2025 richiede lucidità, attenzione al linguaggio e molta pratica. Ogni esperimento, anche il più semplice, è un passo verso un’interazione più chiara tra umani e modelli.

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